Sull’affidamento di Villa Maria voglio vederci chiaro…

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In una realtà sociale non sempre attenta a coniugare necessità e bisogni, Villa Maria, il primo Centro Diurno per malati di Alzheimer di Battipaglia, dovrebbe costituire il fiore all’occhiello di tutto il salernitano e motivo di vanto per la nostra Città. Inaugurata il 29 novembre 2010, è stata pensata come luogo riabilitativo finalizzato ad un percorso di umanizzazione delle cure che pone la persona al centro, offrendo ai pazienti affetti da Alzheimer, nei primi due stadi della malattia, occasioni di socializzazione e programmi di trattamento terapeutico per mantenere non solo il più a lungo possibile le capacità residue dei malati, ma anche offrire alle famiglie un aiuto e un sostegno nell’affrontare la malattia e i cambiamenti che essa comporta.

Villa Maria altrimenti detta “Casa AIMA”, che quotidianamente accoglie amorevolmente una ventina di anziani, tutti over 60, afflitti da questo gravoso morbo, qualche mese fa è stata aggiudicata definitivamente a due cooperative sociali.
Da allora, è piombato il silenzio sulla struttura e sull’attività al suo interno.

Se ci sono problemi, è possibile saperlo dalle istituzioni preposte? Probabilmente c’è stato qualche intoppo burocratico o di altra natura, ma se così fosse si vedrebbe necessario annullarne l’affidamento.Perchè non coniugare il servizio medico e quello sociale della “Pignatelli”? Io sono per una rinascita dell’azienda speciale che tanto potrebbe fare per i cittadini di Battipaglia dal punto di vista delle politiche sociali.

Esiste inoltre, un protocollo d’intesa tra Comune di Battipaglia e l’ASL di Salerno firmato qualche tempo fa, grazie al quale si è giunti almeno all’utilizzazione di una piccola area di Villa Maria per farne un presidio per anziani e malati di Alzheimer.
Il mio, è un invito a non dimenticarci di Villa Maria, a non dimenticare i volti e le storie, spesso sottaciute, di quelli e di tanti altri anziani. Questi, spesso considerati gli “ultimi”, hanno pari dignità e diritto di sentirsi parte della comunità.

Occorre un cambio di rotta attraverso politiche assistenzialistiche che migliorino le condizioni di welfare e integrazione tra giovani e meno giovani.